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Il successo di Tel Aviv in Champions contro il Maccabi Haifa buono solo per i 3 punti. Per il resto, partita da dimenticare contro avversari scarsi. Per pensare di riprendere l'Inter in campionato serve ben altro UNA LEGNATA DELL’ORIUNDO INCEROTTATO, pescato all’indietro dall’uruguagio mascherato, a sua volta ispirato dal Diego chirurgico ferito nell’onore e pestato dagli israeliani come un tamburo: la Juve che rialza la testa è, sostanzialmente, tutta qui. Nel senso che di bello, prima e dopo il gol di Camoranesi pescato da Caceres come già fece Giovinco contro la Samp, ha mostrato poco. Ma pure nel senso che, alla faccia degli esteti, ha saputo far leva sulle proprie ammaccature per appianare uno stato di crisi incipiente, rimettendo nel taschino di Ferrara un jolly da giocarsi sul tavolo di Blanc, una volta esauriti quelli del mazzo precedente. Vincere e basta, aveva detto l’allenatore fresco di mazziata napoletana. Vincere ha vinto, salendo a +4 sul Bayern terzo e ieri squalificato a domicilio dal Bordeaux; pazienza se convincere dovrebbe essere un’altra cosa. Pazienza se il ritmo, degno di un’amichevole tra rumeni e portoghesi e non a caso dettato per un’ora da Tiago contro rivali scarsi ben più di quanto i tentennamenti juventini avessero lasciato intendere a Torino, è stato sovente tale da indurre all’assopimento. Pazienza se Melo continua a perdere più palloni di quanti ne strappi, ad libitum. Pazienza se il Maccabi ha di nuovo sfiorato il pari. Pazienza, purché l’Atalanta sabato non la faccia scappare di nuovo. L’Inter, lassù a +7 e certo non granché spaventata da questa riscossa bianconera, non aspetta altro. --You are my Angel--

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